Oggi voglio parlarti del mio percorso evolutivo e forse anche involutivo nei confronti dell’alimentazione.

Non credo bisogna essere medici, scienziati, biologi, maestri in tecniche speciali per comprendere e verificare su sé stessi, che la nostra alimentazione ha un profondo impatto, oltre che sul nostro stato di salute, anche sulla nostra psiche, sui nostri pensieri e sul nostro stato emotivo;
ed è anche vero il contrario, ossia che il nostro stato interiore influenza quello che decidiamo di mettere nel piatto.

In queste anni ne stiamo vedendo un po’ di tutti i colori in ogni ambito, come anche nel mondo spirituale e sul concetto di alimentazione.
Non sono una nutrizionista, ma comunque insegnando e praticando yoga non posso non considerare quello che mangio e l’impatto che questa azione quotidiana ha sul mio stato in generale e sul benessere collettivo.

L’ Ayurveda, l’antica scienza della vita, che include anche lo yoga, considera 3 azioni base da compiere nell’arco nella giornata: purificare, nutrire e riposare.
Molto semplice, ed in effetti anche l’alimentazione lo è, ma come sempre, l’eccesso di ogni cosa ci porta a complicarci la vita.

I miei genitori come i miei nonni non avevano il problema di cosa mangiare, perché c’era l’orto, le galline, il pane, le cose basilari che si trovavano alla bottega e diciamo la verità, non avevano neanche la possibilità di scelta.

Oggi invece l’orto, il pollaio e la bottega, sono stati sostituiti da grandi supermercati dove troviamo di tutto, compreso quello che è fuori stagione, lontano da noi e molto cibo confezionato, conservato ed extra elaborato.
Con questo, possiamo chiaramente affermare che il benessere, per come lo intendiamo in tempi moderni, non ci ha per nulla aiutato.

Dalla mia famiglia non ho ricevuto un’educazione alimentare particolare, si mangiava quello che c’era, mia madre cucinava di tutto e anche bene, ed io non ho mai avuto nessun tipo di problema nel non mangiare determinati cibi, fatta eccezione per il fegato, la cervella e la trippa, che non sono mai riuscita neanche ad assaggiare.

Detto ciò la cultura che in questi anni mi sono fatta sull’alimentazione è stata una ricerca personale sperimentata direttamente su di me, faccio dei veri e propri esperimenti, per vedere gli effetti di un certo tipo di cibo e la loro combinazione.

La prima teoria alla quale mi sono approcciata è stata la dieta a zona, credo fosse il 2005.
Una dieta per nulla vegetariana, ma che allora funzionò benissimo su di me a livello prettamente fisico, perché in quei tempi, non ero ancora molto cosciente e consapevole dei miei stati interiori.

Ho capito poi sul lungo periodo che le imposizioni in generale non fanno per me, il dover sempre ricercare una perfetta proporzione dei macro-nutrienti (proteine, carboidrati e grassi) mi aveva fortemente annoiato e anche stressato (una volta ho provato a fare la Keto diet, dove non puoi sgarrare neanche di un grammo con i carboidrati… non sono resistita neanche due settimane).

Nel 2007 scopro di essere in menopausa precoce e avendo deciso di non fare la terapia sostitutiva ormonale, la mia situazione anomala è stata il motore che mi ha portato ad essere responsabile della mia salute al centro per cento e di conseguenza ad approfondire l’argomento nutrizione.

Quando ti approcci a questo mondo educativo alimentare, ti rendi conto che ci sono infinite teorie, anche una l’opposta dell’altra e che per assurdo valide tutte per chi le promuove e le attua.
Ma allora dove sta la verità?

In questi due ultimi anni mi sono riavvicinata all’Ayurveda, ed uno dei concetti in questa tradizione millenaria, quindi a mio avviso la più autorevole rispetto a quelle nate solo in questa epoca, è che tutto dipende da più fattori come: dalla costituzione (siamo tutti diversi), dall’età (che non è sempre la stessa per fortuna) e dal luogo dove ci troviamo, in effetti, pretendere che un siberiano sia fruttariano è abbastanza surreale.

Poi di base ci sono delle routine standard, come per esempio gli orari dell’assunzione del cibo, la mattina è adatta ai cibi purificanti, il mezzogiorno a quelli più nutrienti e la sera ai cibi più rilassanti, quindi anche il cibo si abbina alle 3 azioni base: purificare, nutrire, rilassare.

Questo approccio ha ampliato un po’ di più il mio panorama che negli ultimi anni prevedeva solo delle scelte di un certo tipo.

Ho iniziato ad approcciarmi al vegetarianismo nel 2009, non per una scelta etica o consapevole, ma semplicemente perché in quel periodo tutti i libri che leggevo (che non erano sulla nutrizione), mi parlavano di quanto fosse importante un’alimentazione principalmente vegetale.

Il caso, che per me non esiste, ha voluto anche che in quell’anno, convivessi con degli amici vegani, (tra cui un cuoco) che la sera mi preparavano piattini succulenti, ed in casa loro trovai testi sull’argomento molto approfonditi.

Lo presi come un segno del destino e così cominciai: tolsi prima le carni rosse, poi quelle bianche ed infine il pesce, senza sacrifici, ma con grandi soddisfazioni sull’effetto che quel tipo di alimentazione aveva su di me, (quando ti abitui a non mangiare animali diventi molto sensibile verso quello che mastichi).

Nel 2011 feci il mio primo Teacher Traning per diventare insegnante Yoga (anche quello avvenne per caso), ed il vegetarianismo, si sposava benissimo con quella filosofia di vita, perché anche se lo Yoga rientra nella pratica dell’Ayurveda, che di per se non è vegetariana, in questo filone di rinuncia ed anche un pò ascetico, il non consumo di cadaveri, rispetta la prima attitudine Yogica, ossia Ahimsa, non violenza.

Quando inizia ad insegnare ci tenevo molto a trasmettere questo concetto, perché aveva un grande beneficio su di me ed il vegetarianismo era tra l’altro uno dei 5 pilastri dello stile di yoga che insegnavo all’inizio (Shivananda yoga).

Nel 2015 feci il mio terzo teacher training sempre in India a Goa, in quella scuola il cibo era vegano, che di per se non rientra nella cultura yogica tradizionale, perché anzi, il latte è considerato sacro, questo per quello che viene riportato nei testi antichi.
In quel corso, una sera proiettarono un documentario sulla produzione della carne e derivati, quindi scene crude sugli allevamenti intensivi, ma anche sulla produzione di uova e latte.
Ne rimasi sconvolta, perché per la prima volta vidi le conseguenze violente che avevano le miei scelte alimentari.

Non ebbi nessun tipo di dubbio e divenni vegana all’istante, senza sofferenza e senza senso di rinuncia in nulla, perché in verità inizia a scoprire una quantità di cibi e ricette alternative, gustose e buonissime.

Non lo nego affatto, per me, su di me, quindi un’esperienza del tutto personale, la dieta vegana è la migliore in assoluto, sia per come mi fa sentire sul piano fisico che su quello mentale ed emotivo, ma la storia non finisce qui.

Più vado avanti con gli anni più mi rendo conto che le scelte devono sempre venire spontanee, da un sentire profondo e non solo ideologico e mentale, altrimenti diventano scelte dettate dall’intelletto e non dall’anima, con la quale ho deciso di vivere.

Questa scelta è durata 2 anni e poi sai su cosa sono scivolata?
Sulla pizza, si non ne potevo più di mangiare la pizza senza mozzarella, è vero che ci sono delle ottime imitazioni vegane, ma per una come me, a cui piace mangiare, quella stava diventato una rinuncia che non sentivo nella pancia, ma dettata da un’ideologia sposata, quindi, senza senso di colpa, ho ricominciato a mangiare i latticini e anche le uova, che tra l’altro adoro.

Nel 2018 ristrutturo casa mia e dopo una giornata snervante all’Ikea, io ed i miei cugini decidiamo di andare a cena in un buon ristorante che trovo su TripAdvisor con ottime recensioni.

Volevo sicuramente bere un prosecco, ma quando entro vedo un lungo e grande banco del pesce fresco che a quanto pare sembra essere la specialità del posto.

Con mia grande sorpresa nasce in me un desiderio profondo di mangiare il pesce, che tra l’altro vedo crudo, morto stecchito e non già cotto.
Esterno combattuta questo sentire ai miei cugini che rimangono basiti, conoscendo bene il mio stile di vita.
Ci metto un po’ prima di ordinare, perché la testa lotta con la pancia, hanno idee diametralmente opposte, ma alla fine, lascio decidere le mie budella: farò una prova, al massimo non lo mangerò più.

Ordino un’orata al forno con del radicchio alla griglia e la cosa che più mi sconvolge rispetto a quel desiderio è che quel piatto mi piace un sacco, lo divoro e lo digerisco benissimo.

Wow, immagina il mio shock, che dopo quasi dieci anni di vegetarianismo, con una parentesi strettamente vegana, decido di mangiare un pesce morto che scelgo dal bancone e mi piace pure tanto.

Una delle prime cose che faccio è avvisare i miei allievi, insomma per anni gli ho fatti dei “pipponamenti” assurdi sull’importanza dell’alimentazione vegetariana ed ora mi sbrano un bel pescione da sola.

Poco coerente?
Forse, ma comunque rimango sincera, senza tra l’altro rinnegare i benefici (sempre su me stessa) dell’alimentazione in generale vegetale.

Da allora assecondo il mio sentire.
Di base ho un’alimentazione veg, ma quando sento che il mio corpo desidera un certo tipo di cibo lo assecondo.
Molto raramente compro il pesce al supermercato, ma per esempio, quando sono in Colombia, scendo sotto casa, vado in spiaggia alla mattina presto e aspetto il pescatore che rientra con la sua piccola barchetta.

Quindi dal 2018 rompo il patto di amore incondizionato con il pesce, la carne però mi rimane ancora indigesta nel cervello, fino al 2021.

In questi due anni di pandemia sono stata un anno e mezzo senza vedere mio papà, se ti interessa ho scritto un articolo su questo che ti allego QUI.
Lui non è più giovanissimo e non ti nego che in questo periodo il mio timore fosse quello di non vederlo più, ma poi, dopo l’ennesimo lockdown, decido di partire: la Colombia aveva riaperto gli aeroporti e per motivi comprovati, anche in piena chiusura, dall’Italia si poteva partire.

Quando arrivo e lo vedo, mi si apre il cuore, vivo una scena che non dimenticherò mai per la sua profondità, non vado nel dettaglio qui se no ne esce un libro invece che un articolo, ma se ti interessa, puoi leggere di questo nel link sopracitato.

Morale della favola, arriviamo a casa e lui per festeggiare ha preparato un aperitivo con del prosecco italiano freschissimo e delle empanadas (tipiche crocchette fritte di mais).

E’ un momento epocale per diversi fattori, così brindiamo e dopo diciassette ore di volo addendo quel bel bocconcino.
Appena i miei denti toccano il ripieno, mi accorgo che all’interno contiene del macinato.
Santo cielo!
Quel momento, che ora racconto a rallentatore, in verità credo sia durato una frazione di secondo. Il pensiero immediato è stato “lo schifo e lo sputo nel tovagliolo, oppure faccio finta di nulla e lo ingoio?”

L’ho ingoiato, perché il momento era magico, mio padre felice all’ennesima potenza e sputare quel boccone che per metà era già nella mia bocca mi sembrava davvero brutto.

Esordisco solo dicendo “Ah, c’è la carne dentro”
e mio padre allora si ricorda che non la mangio
“Ah è vero non mi ricordavo”

Anche perché per alcuni onnivori, che non sono mai stati vegetariani, non considerano certi cibi animali, tipo il pollo o la macinata…

“non importa, sono buonissime”

Voglio fare onore al suo aperitivo preparato con tanto amore per quel momento speciale, ma quando gli dico che sono buonissime, non mento, mi piacciono davvero tanto e ne mangio altre.
Accipicchia, non solo ho mangiato il macinato ma pure mi piace un sacco!

Da quel giorno ed in quel viaggio, mi capitò di mangiare la carne altre volte, e oltre al fatto che in sud America è particolarmente deliziosa, dopo anni di scelte vegetali non ne sono affatto schifata, anzi.

Ovviamente questa cosa mi ha fatto riflettere molto, tanto che ne sto scrivendo un articolo lunghissimo e spero veramente che tu sia riuscito ad arrivare fino a qui nella tua lettura.

All’inizio quando ho rintrodotto i cibi animali mi sentivo quasi nel peccato mortale, “Oh mio Dio sto creando karma” e forse si ne sto creando ed è assolutamente vero che a livello energetico e mentale ha un effetto di un certo tipo sul mio essere e che probabilmente è involutivo, però è anche vero che il mio corpo ha un’intelligenza sua e se certi cibi li richiede è perché forse in questo momento necessita di questa esperienza.

Ci sono, come detto prima, teorie di ogni tipo che si contraddicono l’una con l’altra e quindi a mio avviso l’importante è ascoltarsi, sentirsi nel profondo e soprattutto, prima di condannare una certo stile di vita, provarlo e viverlo su di se.

Diciamo che il motivo principale di questo articolo è stato fare “coming out“, si perché se per anni vi ho tartassato con la teoria vegetariana e dopo mi trovate alla festa degli alpini a mangiare le salamelle è giusto che sapete cosa è successo.

Non mi rimangio nulla di quanto fatto e detto in passato, e lo ripeto più volte: continuo a sostenere che un’alimentazione vegana/vegetariana, per me e su di me, sia una delle migliori in assoluto e principalmente è quella che cerco di coltivare e consumare nella mia quotidianità; ora però ho un sentire diverso rispetto ad anni fa e questo potrebbe essere dato da diversi fattori, che analizzo tra me e me e che conosco bene. Quello che ci tengo a dirti, è che la natura del nostro essere è unica, speciale, in continua trasformazione, e alle volte rimanere rigidi su certi principi, solo perché l’abbiamo fatto in passato, non significa che sia per forza sostenibile ed organico.

Se ci penso, è cambiata la mia pratica di Yoga fisico negli anni, le mia meditazione ed i miei punti di riferimento, e mi rendo conto che tutto è in continuo divenire sul mio essere, cucito unicamente sulla mia anima e sulla mia persona che unica, come la tua, e non c’è un processo identico per ognuno di noi, ma tante ed infinite vie, tanti ed infiniti modi, sfide, prove ed esperienze, che dovrebbero avere come intento e obbiettivo la vera felicità.

Adesso vivo così, può essere che domani il mio corpo avrà esigenze diverse, perché è una macchina biologica in continua trasformazione e la sua fine è certa, quello che per me conta è mantenerla in vita sana e con energia, per far vivere l’esperienza migliore a ciò che essa contiene, ossia l’anima.

With Love
Radhika Ivanka

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