Questa notte ho riflettuto sulla solitudine. Forse per una questione karmica, fin da bambina ho vissuto esperienze di tradimento e abbandono da parte di persone care. Non voglio che questa diventi una narrazione di dolore o autocommiserazione, ma piuttosto un’occasione di consapevolezza.

Mentre la luna piena rischiarava la stanza e il sonno non arrivava, mi sono ritrovata a pensare che, se morissi, forse nessuno, in alcune occasioni, se ne accorgerebbe per giorni. Un pensiero che può sembrare triste, e in parte lo è, ma che nasconde anche un insegnamento profondo.

Ho provato allora a elevare il mio sguardo, chiedendomi perché la solitudine ritorni ciclicamente nella mia vita — a volte in forme dolorose, quando persone a cui ho voluto bene e a cui ho donato tutto il possibile si allontanano improvvisamente, senza apparente motivo. So di non aver fatto loro del male; eppure accade.

Nel silenzio della notte ho invocato il mio Maestro, Yogananda: “Perché, Dio, mi metti di fronte a queste prove di isolamento e solitudine?”. Poi mi sono tornate alla mente le sue parole: “La solitudine è il prezzo della grandezza.”

In quel momento ho compreso che, se la viviamo con consapevolezza, la solitudine diventa uno spazio sacro. È l’occasione per osservare con chiarezza la nostra vita, per riconoscere chi è rimasto accanto a noi per amore e chi, invece, si è nutrito solo della nostra energia.

Le persone che se ne vanno spesso non portano con sé nulla, perché non avevano nulla da dare. Quelle che restano, anche se lontane fisicamente, sono anime affini: esseri maturi, spiritualmente ed emotivamente evoluti, con cui esiste un legame che trascende il tempo e la distanza.

Ho compreso che la solitudine non è una punizione, ma una porta che conduce verso la profondità del Sé. È in quel silenzio che possiamo incontrare Dio, l’unico che non tradisce mai.

Mi risuonano dentro anche le parole del mio insegnante: “La vera amicizia non può esistere se le persone coinvolte non sono vicine all’illuminazione.”
Non mi considero illuminata, ma sono una sincera ricercatrice. E so che quando si cammina accanto a chi non è in ricerca, o lo è solo superficialmente, non si può pretendere una connessione autentica.

Dedico queste parole a chi sta attraversando momenti di grande solitudine. Sappi che essa non è una condanna, ma un dono. È il terreno in cui germoglia la consapevolezza, il trampolino verso una più profonda unione con te stesso e con il Divino.

Solo quando impariamo a stare davvero con noi stessi, quando troviamo pace nella nostra presenza, possiamo essere in armonia con gli altri.
La solitudine, allora, non è più vuoto — è pienezza. È il silenzio in cui Dio ci parla.

CON ME I PROSSIMI EVENTI

Con amore e devozione
Radhika

SCOPRI I MIEI LIBRI