Canzone consigliata per questo articolo ” Todo Se Mueve” dei Calle 13

In questo ultimo viaggio, che mi ha tenuta tre mesi e mezzo in Colombia, tante, molte cose sono cambiate dentro di me, forse anche una trasformazione dovuta al fatto che, qualche cosa di molto importante m’aspetta.

Però, a parte le motivazioni varie, fatto è che dentro di me si sono scardinate una serie di condizionamenti, nati forse da una predisposizione astrale, genetica, culturale, che poi in tutti questi anni, hanno preso ancora più forma nel sentiero spirituale, divenendo la disciplina e certe abitudini fortemente radicate e indiscusse.

Ma devo essere sincera, il mio essere yogico, cozzava molto con quel paese così latino, anarchico, incasinato, folle e quindi ad un certo punto, ho dovuto mollare tutte quelle resistenze che mi dicevano “è giusto, sbagliato, lo devi fare, no quello no, ma chissà i tuoi Maestri cosa pensano…” Eccetera eccetera eccetera… Poi ho sentito una voce che mi diceva: “Ma lo sai cosa pensano i tuoi Maestri? Niente, proprio niente!”  Perché loro ti amano incondizionatamente a prescindere.

Spesso pensiamo che dobbiamo cambiare per evolvere, dobbiamo modificare qualche cosa di noi, fare cose, andare in posti speciali, mangiare in un modo piuttosto che in un altro, sembra che alla fine dobbiamo essere quello che non siamo, ma perché poi?

Ad un cero punto, non so bene quando, c’è stato uno switch, un cambio, un giro di volta e mi sono immersa in quello che era solo il momento presente, ho smesso di giudicare, di giudicarmi, ho smesso di etichettare e mi sono immersa al cento per cento nella vita, nell’esperienza, senza più metterla in un compartimento, senza più pensare se era bene o male, ma solo che era quello che accadeva in quel momento, perché alla fine, quello che attiriamo è quello che siamo dentro, e non è che la vita ci vuole male, oppure ci mette in tentazioni, ma sempre, sempre, sempre ci da quello che ci meritiamo, quello che va bene per noi in quel esatto istante.

Alle volte pensavo pure di non mi meritarmi tutta quella gioia, così da starne lontana, così da evitarla, ma poi mi sono detta: ma perché?
Perché la paura della felicità? Quando finalmente ho mollato tutte ste pipponate assurde, il viaggio ha iniziato a diventare un Maestro incredibile.

Mi hanno aiutato due parole, al momento le mie preferite in spagnolo, che sono:
EL DESORDEN e CHIMBA

El desorden, che come suono sembrerebbe significare il disordine, vuol dire il casino, ma in Colombia è inteso come il casino bello, il bordello, insomma per loro il casino è positivo.
E da li c è stato il primo switch, vedi come tutto cambia in base a dove ti trovi?

Quando sono tornata in Italia, ho invitato due persone ad un evento e mi hanno detto che non sarebbero venute perché ci sarebbe stato troppo casino.
Caspita, invece in Colombia non vedono l’ora del desorden, perchè è la vita, è il movimento, è la gioia, è esplosione di vitalità e perché no, anche d’amore!

La seconda parola è chimba, che si pronuncia cimba e la si può trasformare anche come chimbissimo, chimboso, che significa super divertente, ma come suona quando lo pronunci in spagnolo, ti da proprio l’idea di quello che significa, ossia il divertimento.

Immagina di stare in mezzo ad una festa incredibile, super divertente e mentre balli con gioia urli al cielo: QUE CHIMBA!
Che figata, che bello! A me questa parola mi da proprio l’idea di quello che significa.
Pensa però che in Venezuela significa quasi l’opposto, ossia quando qualche cosa non è proprio un gran che.

Insomma, ho voluto dare un titolo a questo ultimo viaggio: EL DESORDEN CHIMBOSO, un casino troppo divertente, perché mi è successo di tutto, ho conosciuto persone molto diverse, ed invece che mettermi li a giudicare e ad allontanarmi perché non erano come me, invece di considerare le situazioni giuste o sbagliate, mi sono immersa in quello che mi è capitato, il risultato?

LA GIOIA, la felicità, una leggerezza mai sperimentata, un totale senso di libertà, lontana dall’attaccamento anche ideologico di quello che è giusto essere oppure no.

Ho iniziato a sentirmi me, me nel senso non individuale, personale, mentale, ho iniziato a sentire la leggerezza dell’anima libera, libera da tutto e da tutti e allo stesso tempo connessa con chi incontravo e con quello che succedeva al momento, senza aspettative di nessun tipo.

Alle volte pensiamo o crediamo che quando dobbiamo prendere una scelta ci siano strade giuste o sbagliate, che qualche cosa sia meglio di altro, ma per la mia esperienza di questo ultimo anno ho sentito che la nostra Maestra è la vita, le esperienze, tutto, tutto ciò che ci succede può essere il nostro insegnante migliore.
Se ci immergiamo d’esperienza, con apertura e non rimaniamo attaccati proprio a nulla, tutto può essere giusto.

Perdersi al cento per cento, fare cose che non faresti mai, stare con persone che sono esattamente l’opposto di quello che sei tu e nonostante tutto, stare bene, sentirsi al centro, sentirsi liberi dalle circostanze, da quello che si fa, da quello che si mangia, liberi di sperimentare varie ed infinite forme di spiritualità, che non si nascondo in chissà quali misteri, in chissà quali luoghi o ricette segrete.

Dio è semplice come lo è la vita, siamo noi a complicare la cose, siamo noi a rendere tutto incomprensibile, ma basta lasciarsi andare a quel flusso costante che ci fa battere il cuore, che ci rende vivi in questo momento, che ci fa fare l’esperienza più bella in assoluto: la vita, piena in ogni istante di meravigliosi colori, sfumature, esperienze interne ed esterne, emozioni, dubbi, pensieri.

Come si fa a sentirsi poveri? Come ci si può percepire sfortunati quando si ha un corpo e si può finalmente sperimentare l’anima nel mondo della dualità?

Vivere è l’esperienza più iniziatica che si possa fare, vivere è l’Esperienza con la E maiuscola, per me la più elevante.
Vivere vivere vivere nel puro desorden e nella pura chimbosita!

Ps. La foto dell’articolo è stata scattata nel centro di Getsemani, il quartiere che un suo tempo era popolato, dalle persone più povere.
Oggi è abitato da artisti e locali, che con quello che hanno creano un’attività.

Le vie sono colorate da murales splenditi e le antiche case trasformate in Guest house, ospitando gente da tutto il mondo.

Nelle sue vie puoi incontrare di tutto, come quella notte in cui di fronte alla casa, dove viveva Evelin, un’amica di Lima che partiva il giorno dopo per il Perù.
Abbiamo iniziato a bere mohiti offerti dalla sua padrona di casa, che per arrotondare la sera monta un piccolo baracchino ed inizia a fare per due euro e cinquanta i cocktail più buoni di tutta Cartagena.

Ovviamente abbiamo iniziato a ballare, perché in Colombia alcool e musica non mancano mai e la gente che passava di li non poteva non fermarsi, come le macchine ed i taxi…
Così è partito uno dei party più chimbosi della mia vita, nel desorden total!

Nella foto c’è anche Geri, la mia migliore amica trans, una di quelle persone che la vita mi ha donato, proprio per scardinare quei limiti di cui ti parlavo all’inizio…

Il prossimo viaggio chimbosissimo sarà QUI

With Love
Radhika Ivanka

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